Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.
by Giuseppe on set.27, 2009, under musica, poesia
Stavolta parto davvero
con un vento leggero
che mi soffia alle spalle.
Tu dormi bene il tuo sonno
dove vado lo sanno
solo le stelle.
Una città senza donne
una città senza amori
e senza fortuna
una città senza tempo
una città senza musica
e senza luna.
amore amore lontano
amore del quinto piano
e ballerino
sei solo un’ombra sul cuore
se ti penso di sera
ma dormirò…
Mi porto dietro sontanto
il tuo fischietto d’argento
io, poi, le cose le perdo:
il giorno che mi hai sorriso
il giorno che mi ha deluso
nessun altro ricordo
Amore dietro la porta
amore con la valigia
ti senti solo?
Amore fotocopiato
amore parli d’amore
oppure no
amore troppo vicino
amore che sei lontano
solo un anno e un giorno
sei come un’ombra sul cuore
silenziosa e leggera
ma mi abituerò
Amore senza rimorsi
amore all’ultimo piano
e ballerino
mi giuri forse domani
se diventi lontana
ti avrò vicino
amore se lo volessi
amore, amore a due passi
mi sento solo…
dal giorno che mi hai sorriso
al giorno che mi hai deluso
ma mi abituerò.
Una città senza donne
una città senza amori
e portafortuna
una città senza tempo
una città senza musica
e senza luna.
Stavolta parto davvero
quanto vento stasera
che mi soffia alle spalle
c’è solo un’ombra sul cuore
silenziosa e leggera
ma ci dormirò.
by Giuseppe on ago.28, 2009, under Senza categoria, canzoni, poesia
Alla parata militare
sputò negli occhi a un innocente
e quando lui chiese “Perché ”
lui gli rispose “Questo è niente
e adesso è ora che io vada”
e l’innocente lo seguì,
senza le armi lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Sui viali dietro la stazione
rubò l’incasso a una regina
e quando lei gli disse “Come ”
lui le risposte “Forse è meglio è come prima
forse è ora che io vada ”
e la regina lo seguì
col suo dolore lo seguì
sulla sua cattiva strada.
E in una notte senza luna
truccò le stelle ad un pilota
quando l’aeroplano cadde
lui disse “È colpa di chi muore
comunque è meglio che io vada ”
ed il pilota lo seguì
senza le stelle lo seguì
sulla sua cattiva strada.
A un diciottenne alcolizzato
versò da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse “Amico ci scommetto stai per dirmi
adesso è ora che io vada”
l’alcolizzato lo capì
non disse niente e lo seguì
sulla sua cattiva strada.
Ad un processo per amore
baciò le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose “Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada ”
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada,
sulla sua cattiva strada.
E quando poi sparì del tutto
a chi diceva “È stato un male”
a chi diceva “È stato un bene ”
raccomandò “Non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c’è amore un po’ per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada.
by Giuseppe on lug.23, 2009, under poesia
Da soli o a due a due
Quelli che davvero ti amano
Vanno e vengono al di là del muro
Alcuni mano nella mano
Altri riuniti in gruppi
Quelli sensibili e gli artisti
Cercano di abbatterlo
E quando ti avranno dato il meglio di loro
Qualcuno barcollerà e cadrà
Dopotutto non è facile
Picchiare il cuore
contro il muro di un folle
by Giuseppe on giu.30, 2009, under Senza categoria, poesia
Valentina, tesoro mio…
l’inverno è un’idea che
mi ha lusingato per anni
credevo stoltamente che
portandomi dentro un pò di freddo
questo potesse immunizzarmi contro il
gelo degli altri
invece
[ mitridate si sbagliava ]
se tu assumi i limiti degli altri
anche solo per fartene beffa
quei limiti diventano i tuoi
meglio restare un cardo solitario in
mezzo al grano verde
che vivere da civilizzati in un
perenne inverno
by Giuseppe on feb.06, 2009, under Senza categoria, poesia
Sulla mia pagina scritta,
se voglio che non mi rimorda,
quanto ancora da rifare!
La scrissi in fretta.
Se voglio avanzare un poco,
per un piccol salto,
che lunghe lontane rincorse!
Su e giù,
per i luoghi e le decisioni,
per le stagioni e per l’eternità,
io sono sempre daccapo,
con levate di Lazzaro
e ricadute di convalescente,
coi miei precoci mattini
esilarati di vitalità
perpetuamente guastati:
io faccio orgie di tempo.
Quante cose cominciate
E rotte, nella mia vita!
Quante offerte rifiutate!
Le mie giornate sono
Frantumi di vari universi
Che non riescono a combaciare.
La mia fatica è mortale.
by Giuseppe on gen.16, 2009, under poesia
Ma prima bisogna liberarsi
dall’avarizia esatta che ci produce,
che me produce seduta
nell’angolo di un bar
ad aspettare con passione impiegatizia
il momento preciso nel quale
il focarello azzurro degli occhi
opposti degli occhi acclimatati
al rischio, calcolata la traiettoria,
pretenderà un rossore
dal mio viso. E un rossore otterrà.
-Patrizia Cavalli-
by Giuseppe on nov.20, 2008, under poesia
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
by Sicilia beddra on set.12, 2008, under poesia
L’animo gentile e profondo del nostro fondatore Giù ( x i pochi-mi auguro-Pééééé!!!) è contagioso, e spinge a condividere l’ennesima poesia…ma, per questa volta, versi in musica…L’arte non ha schemi, la vera arte emoziona sempre…e allo stesso tempo avanza continue riflessioni…Vinicio Capossela è uno dei miei poeti e artisti preferiti, vi invito a conoscerlo e/o ad approfondirlo, con uno dei suoi capolavori.
Saluti.
Non dormo, ho gli occhi aperti per te.
Guardo fuori e guardo intorno.
Com’è gonfia la strada
di polvere e vento nel viale del ritorno…
Quando arrivi, quando verrai per me
guarda l’angolo del cielo
dov’é scritto il tuo nome,
é scritto nel ferro
nel cerchio di un anello…
E ancora mi innamora
e mi fa sospirare cosi.
Adesso e per quando tornerà l’incanto.
E se mi trovi stanco,
e se mi trovi spento,
se il meglio é già venuto
e non ho saputo
tenerlo dentro me.
I vecchi già lo sanno il perchè,
e anche gli alberghi tristi,
che il troppo è per poco e non basta ancora
ed è una volta sola.
E ancora proteggi la grazia del mio cuore
adesso e per quando tornerà l’incanto.
L’incanto di te…
di te vicino a me.
Ho sassi nelle scarpe
e polvere sul cuore,
freddo nel sole
e non bastan le parole.
Mi spiace se ho peccato,
mi spiace se ho sbagliato.
Se non ci sono stato,
se non sono tornato.
Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore,
adesso e per quando tornerà il tempo…
Il tempo per partire,
il tempo di restare,
il tempo di lasciare,
il tempo di abbracciare.
In ricchezza e in fortuna,
in pena e in povertà,
nella gioia e nel clamore,
nel lutto e nel dolore,
nel freddo e nel sole,
nel sonno e nell’amore.
Ovunque proteggi la grazia del mio cuore.
Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore.
Ovunque proteggi, proteggimi nel male.
Ovunque proteggi la grazie del tuo cuore.
by Giuseppe on ago.29, 2008, under poesia
Fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più
Così i bambini giocano
a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi
per la vita intera
by Giuseppe on ago.08, 2008, under poesia
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m’appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.
by Giuseppe on ago.04, 2008, under poesia
Ora, lasciatemi tranquillo.
Ora, abituatevi senza di me.
Io chiuderò gli occhi.
E voglio solo cinque cose,
cinque radici preferite.
Una è l’amore senza fine.
La seconda è vedere l’autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.
La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.
La quarta cosa è l’estate
rotonda come un’anguria.
La quinta cosa sono i tuoi occhi,
Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io muto la primavera
perché tu continui a guardarmi.
Amici, questo è ciò che voglio.
E’ quasi nulla e quasi tutto.
Ora se volete andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.
Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.
Accade che sono e che continuo.
Non sarà dunque che dentro
di me cresceran cereali,
prima i grani che rompono
la terra per veder la luce,
ma la madre terra è oscura:
e dentro di me sono oscuro:
sono come un pozzo nelle cui acque
la notte lascia le sue stelle
e sola prosegue per i campi.
E’ che son vissuto tanto
e che altrettanto voglio vivere.
Mai mi son sentito sì sonoro,
mai ho avuto tanti baci.
Ora, come sempre, è presto.
La luce vola con le sue api.
Lasciatemi solo col giorno.
Chiedo il permesso di nascere.
by Giuseppe on lug.26, 2008, under poesia
Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
by Giuseppe on lug.23, 2008, under poesia
Mia soave, di cosa odori?
Di che frutto?
Di che stella? Di che foglia?
Presso
IL tuo piccolo orecchio
o sulla tua fronte
mi chino,
Ficco
il naso tra i capelli
e il sorriso,
cerco di riconoscere,
la stirpe del tuo aroma:
e soave, ma
non è fiore, non è coltellata
di penetrante garofano
o impetuoso aroma
di violenti
gelsomini,
è qualcosa, è terra,
è
aria, mele o legnami,
odore
di luce sulla pelle,
aroma
della foglia
dell’albero
della vita
con polvere
di strade
e freschezza
d’ombra mattutina
alle radici,
odor di pietre, di fiume,
ma
più simile
a una pèsca,
al tepore
del palpito segreto
del sangue,
odore
di casa pura
e di cascata,
fragranza
di colomba
e capelli
aroma
della mia mano
che perlustrò la luna
del tuo corpo,
le stelle
della tua pelle stellata,
l’oro,
il grano,
il pane del tuo contatto,
e lì,
per tutta la lunghezza
della tua luce furiosa,
sulla tua circonferenza d’anfora,
sul calice,
sugli occhi del tuo seno,
fra le tue ampie palpebre
e la tua bocca di schiuma,
su tutto
lasciò,
la mia mano lasciò
odor d’inchiostro e selva,
sangue e frutti perduti,
fragranza di obliati pianeti,
di puri
fogli vegetali,
lì
il mio stesso corpo
sommerso
nella freschezza del tuo amore, amata,
come in una sorgente
o nel suono
di un campanile
lassù
tra l’odore del cielo
e il volo
degli ultimi uccelli,
amore,
odore,
parola
della tua pelle, dell’idioma
della notte nella tua notte,
del giorno nel tuo sguardo.
Dal tuo cuore
sale
il tuo aroma
come dalla terra
la luce
fino alla cima del ciliegio:
sulla tua pelle io fermo
il tuo palpito
e odoro
l’onda di luce che ascende,
la frutta sommersa
nella sua fragranza,
la notte che respiri,
il sangue che esplora
la tua bellezza
fino a giungere al bacio
che mi attende
nella tua bocca.
by Giuseppe on lug.19, 2008, under poesia
Ho vissuto nascosto
Tra i segreti delle tue labbra
All’ombra dei tuoi pensieri feriti
Come un albero innamorato
Delle sue radici.
Ho cercato l’amore tra le tue ciglia
Come un’onda d’acqua
Senza mai lasciare l’acqua
Senza mai lasciare il mare.
E se sono diventato sabbia
Era solo per lasciarti dentro
L’impronta bagnata
Del nostro amore.
by Giuseppe on lug.14, 2008, under poesia
ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.
(Eugenio Montale, Ossi di seppia; Meriggi e ombre)
by Giuseppe on lug.12, 2008, under poesia
Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.
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